Aspetti Psicologici

Il canto è forse l’espressione artistica più direttamente legata alla psicologia sia di chi lo esegue sia  di chi lo ascolta.

Il cantante quando si propone al pubblico esprime non solo i contenuti del brano musicale ma anche tutto il suo mondo emotivo.

Il rapporto con l’esibizione prevede una maturità psicologica tale da potere accettare che altri possano assistere alla manifestazione delle emozioni più profonde dell’interprete: è una vera e propria messa a nudo della propria identità più profonda. Il rapporto che si crea tra l’interprete e il pubblico è condizionato dall’accettazione del proprio prodotto artistico che inevitabilmente coinvolge la stessa identità dell’interprete. La paura che assale tutti i cantanti deriva dal timore di una mancata accettazione e si ricollega con le angosce connesse con l’evento della nascita. Quando un interprete propone il suo prodotto artistico corre il rischio di non essere accettato e questo psicologicamente equivale al dubbio amletico “Essere o non Essere”. La paura della prestazione può derivare da insicurezze tecniche, ed in quel caso solo uno studio che le possa fugare può essere di aiuto. E’ tuttavia importante arrivare ad un atteggiamento psicologico che preveda una accettazione del non consenso da parte di chi ascolta, rendendosi conto che la non accettazione non significa necessariamente “non esistenza in vita”. Il modo migliore per accettare i propri limiti è riconoscerli e ciò può avvenire soltanto attraverso lo studio, l’autoanalisi e la ricerca di obiettivi consoni alle proprie caratteristiche. Se dopo due anni di studio, pur avendo ottime qualità di base, si pretende di cantare in grandi teatri probabilmente si incorrerà in frustrazioni inevitabili. E’ quindi importante che chi assiste alla preparazione di un cantante abbia le capacità e l’onestà di porlo sempre  di fronte ai propri limiti in modo critico. La sicurezza psicologica deriva dalla consapevolezza delle proprie capacità e dall’accettazione di un eventuale mancanza di consenso che, se prevista, non può determinare una paralisi o le crisi di panico tipiche di molti interpreti. Lo stress emotivo al quale può essere sottoposto un cantante è all’origine delle tante patologie sia fisiche che psichiche che spesso affliggono i cantanti. Per autodifesa molti sviluppano comportamenti reattivi quali la superbia, la strafottenza e l’intima convinzione di essere persone superiori, simili a semidei. Tutte queste energie  reattive nel tempo determinano numerosi disturbi della personalità e contribuiscono ad un isolamento psicologico del cantante che in tarda età soffre di crisi depressive insanabili. La stessa procedura di immedesimazione psicologica nel personaggio, se non gestita con equilibrio, invece di essere strumento di conoscenza, per confronto con la propria identità, si trasforma in un perverso processo di estraneazione dalla realtà. La persona perde l’identità personale e  diventa il proprio ruolo: un cantante. Se la voce ha un problema la persona ne è menomata nell’identità e tutto questo contribuisce all’insorgere di nevrosi a volte difficilmente risolvibili.

Occorre quindi liberare la persona dall’identificazione con il proprio ruolo permettendole di fruire delle gioie che l’espressione artistica può dare se vissuta come strumento di conoscenza e comunicazione con gli altri. La tecnica deve essere lo strumento principale che libera la persona dalle ansie da prestazione, garantendo una sicurezza dell’esecuzione. Anche un sano distacco da una eccessiva identificazione della propria identità può garantire un equilibrio, esaltando il “servizio” di comunicazione al pubblico attraverso l’evento artistico.

Ogni individuo è un microcosmo  e per ogni individuo occorre individuare le dinamiche profonde che lo governano, curare la tecnica può essere solo un obiettivo primario ma non l’unico da perseguire.