Notizie autobiografiche

FotoritrattoRoberto Titta

Sono figlio di Aramis Enzo Titta e Anagallide Allevi, nato a Roma nel 1953.

Mio padre, cugino carnale del famoso baritono Titta Ruffo, è stato con il nome di Enzo Titta un artista lirico (anche lui baritono ) che ha svolto la sua carriera cantando a fianco dei più grandi nomi della lirica italiana come Mario del Monaco, del quale era intimo amico, Beniaminio Gigli, Maria Caniglia, Giulio Neri, Giacomo Lauri Volpi e tutti gli altri, omessi per brevità di esposizione, che formano l’importante elenco di quel periodo storico straordinario.

Enzo Titta è deceduto precocemente quando io ero diciassettenne, ma ha avuto modo di comunicarmi la sua esperienza tecnica e artistica, anche facendomi partecipare alle lezioni di canto che impartiva.

L’interesse verso il canto da parte mia si è chiaramente sviluppato proprio in quegli anni successivi al traumatico cambio della voce, mutamento che nel breve tempo di una settimana mi trasformò vocalmente da bambino in anziano, con una voce estremamente cavernosa.

Ricordo che riuscii a fatica a ritrovare un timbro della parola normale, ed infatti mio padre saggiamente mi consigliò che avrei dovuto aspettare qualche anno prima di pensare di usare la voce, la quale al momento poteva essere adatta soltanto ai canti della tradizione russa.

Purtroppo quindi ho potuto unicamente assistere alle sue lezioni, ascoltando ciò che suggeriva ai suoi allievi, ma è stato comunque un utile bagaglio di informazioni che ho potuto aggiungere agli appunti da lui elaborati sulla tecnica dei grandi cantanti dell’epoca.

Dopo la morte di mio padre ho avuto un distacco molto forte dal canto e mi sono concentrato sullo studio scolastico.

La curiosità verso i processi cognitivi e il comportamento umano, mi ha portato a laurearmi con lode in Psicologia, avendo un forte interesse anche per la ricerca scientifica e il fenomeno della percezione psicofisica, discutendo una tesi sull’intelligenza musicale.

Durante gli anni universitari mi sono riaccostato al canto, attratto dal repertorio corale rinascimentale e frequentando il Coro Universitario.

Ho quindi ripreso lo studio del canto e mi sono poi diplomato come privatista presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia.

In seguito, ho sostenuto e vinto alcuni concorsi solistici di canto che mi hanno portato a rivestire diversi ruoli quali Don Basilio nel “Barbiere di Siviglia”, Ferrando nel “Trovatore”, Sparafucile nel “Rigoletto” e Padre Guardiano nella “Forza del Destino”.

Ho svolto attività concertistica e operistica.

Ho seguito corsi di perfezionamento con Ferruccio Tagliavini e Magda Olivero ed ho avuto un confronto didattico con Giulietta Simionato e Rodolfo Celletti.

Per mantenermi agli studi ho iniziato l’attività di Artista del Coro sostenendo audizioni e svolgendo attività professionale presso gli ora purtroppo eliminati Cori della Rai (Sinfonico e Cameristico), presso il Teatro dell’Opera di Roma, l’Arena di Verona e anche nel Coro della Cappella Sistina.

Nel 1985 sono risultato vincitore del Concorso per posti stabili del Coro dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia, Fondazione presso la quale ho svolto la mia attività professionale per circa trenta anni.

Risultando difficile conciliare l’attività solistica che avevo iniziato con la professione di Artista del Coro, mi sono trovato nella condizione di scegliere tra i due sentieri professionali.

Ho preferito non rivivere l’incertezza del percorso solistico vissuto da mio padre ed ho quindi rinunciato a proseguire in modo completo la mia carriera solistica.

Lavorare presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia mi ha permesso di incontrare i più grandi direttori di questo periodo quali Bernstein, Giulini, Sinopoli, Prètre, Sawallisch, Abbado, Maazel, e tanti  altri che ometto per motivi di spazio espositivo.

Anche su sollecitazione di alcuni colleghi, in questi ultimi anni ho iniziato a dedicarmi all’attività didattica.

Dopo avere avuto un serio problema di salute (a livello cardiaco, risolto tramite operazione), ho dovuto ristrutturare l’approccio alla tecnica dell’emissione e questo mi ha indotto ad ulteriori riflessioni ed analisi sui problemi della tecnica del canto.

Avendo la necessità fisica assoluta di non sforzarmi per emettere il suono, ho ripercorso pertanto lo studio dell’emissione, cercando di individuare una modalità tecnica che potesse garantire, il più possibile, una produzione sonora senza sforzo alcuno.

L’attività didattica iniziata mi ha permesso di verificare e sperimentare il metodo, ricollegandomi ai principi tecnici che mio padre aveva avuto modo di mettere in evidenza.

Avendo fatto parte di diverse commissioni di esame, ho potuto verificare che esistono molte persone in possesso di ottime doti naturali, ma purtroppo mediamente si evidenzia una mancanza di un indirizzo didattico adeguato che sia in grado di fornire quelle sicurezze tecniche indispensabili all’uso professionale della voce.

In molti casi ho avuto conferma di molteplici problemi causati dall’ uso di una tecnica che porta ad uno sforzo fisico notevole, purtroppo senza il raggiungimento di un risultato adeguato.

La motivazione principale che mi ha portato a dedicarmi all’attività didattica è quella di fornire il mio bagaglio formativo e di esperienza a chi si accosta allo studio del canto o a chi incontra problemi nell’esercizio dell’attività canora.

Attualmente, essendo in congedo  dall’Accademia Nazionale di S. Cecilia per i limiti di età stabiliti dalla normativa in vigore, mi dedico completamente all’attività didattica.

Il mio obiettivo  didattico è la diffusione di un modo di cantare libero da forzature sulla fisiologia vocale, onde permettere al cantante di comunicare la propria espressività, a servizio della ardua e affascinante arte del Canto.