Caratteristiche del canto

Canto Gregoriano Anjos

La voce umana rappresenta lo strumento musicale per antonomasia e storicamente gli strumenti musicali ne sono tutti un’estensione. Non solo gli strumenti a fiato ma anche gli archi concedono alla voce umana il debito del loro modello musicale. La viola ad esempio legge in chiave di contralto e così il violoncello, che legge nelle chiavi che hanno per nome i registri vocali della voce umana. La stessa storia della musica occidentale è basata sulle forme vocali della polifonia le quali hanno generato le principali forme musicali strumentali.
Il repertorio polifonico ha fornito le basi per lo sviluppo di tutta la musica strumentale dei secoli seguenti.
Il suono prodotto dall’uomo rappresenta poi il contatto diretto con il mezzo espressivo che non è mediato da nessuna “protesi” strumentale realizzando un connubio totale con il fenomeno artistico.
Tutti cantano spontaneamente, anzi i bambini nel loro sviluppo hanno come momento fondamentale il periodo definito “lallazione” che consiste nella creazione spontanea di cantilene con suoni casuali.

Il canto professionale tuttavia necessita dell’acquisizione di tecniche opportune per raggiungere gli obiettivi necessari alla realizzazione di risultati artistici.

Primo obiettivo dello studio del canto dovrebbe essere il controllo della respirazione che rappresenta il “motore” dell’attività canora.

Ma un motore senza un sistema di trasmissione, senza le ruote e soprattutto senza una strada, non si muove.

L’apparato vocale è stato studiato dalla fisiologia così come l’apparto respiratorio ma purtroppo chi si occupa di canto a volte fa un uso molto generico (quando a volte addirittura errato) delle conoscenze scientifiche che possiamo avere a nostra disposizione.

Nel tempo si sono cristallizzate definizioni riguardanti la tecnica del canto che non hanno una vera base scientifica, ma si basano sulle sensazioni di chi canta e di chi ascolta. Esistono delle espressioni che circolano nell’ambiente culturale dello studio del canto che lasciano veramente perplessi se sottoposte ad una critica scientifica.

Molti usano con disinvoltura termini quali “voce di testa, voce di petto, passaggio, appoggio, spinta del fiato” e così via, non rendendosi conto che tali espressioni non hanno una vera corrispondenza scientifica legata al funzionamento fisiologico dell’organo vocale-respiratorio, ma rappresentano solo delle immagini derivanti appunto dalle sensazioni di chi canta che tenta di descrivere il funzionamento dell’apparato vocale.

È evidente che chi si accosta allo studio del canto e non ha ancora la possibilità di sperimentare le sensazioni legate alle definizioni che vengono proposte, si trova di fronte ad un mondo dalle caratteristiche quasi esoteriche.