L’arte scenica

Premessa

Il teatro d’opera è una forma d’arte molto particolare che ha la sua origine nelle sacre rappresentazioni e si è sviluppata come noto dal canto madrigalistico attraverso l’evoluzione della rappresentazione scenica attuata dalla Camerata dei Bardi a Firenze.
Il melodramma ha un suo particolare codice espressivo che deve essere noto a chi si dedica a tale arte, altrimenti si corre il rischio di snaturare la vera caratteristica fondamentale, ossia la rappresentazione drammatica attraverso la musica.

La musica è per antonomasia l’arte che ha il dominio sul tempo, in quanto suo elemento costituente. Nel melodramma il tempo scenico si trasforma necessariamente in suddito della musica, arrivando addirittura a sospendere il suo scorrere nell’azione drammatica.
Il tempo, drammaturgicamente parlando, nel melodramma scorre in modo direzionale principalmente nei recitativi, mentre nelle arie e nei concertati si ha spesso una vera e propria “sospensione” del tempo drammaturgico.
Questo dovrebbe essere il principio inspiratore per i registi e per i cantanti, ma purtroppo a volte le regie e gli artisti sembrano ignorarlo.

La critica che i neofiti a volte muovono verso il genere teatrale del melodramma riguarda proprio la non comprensione della sospensione del tempo drammaturgico.
Il famoso “Partiam, partiam”, con tutti che rimangono fermi o il decesso del protagonista che colpito a morte riesce a sopravvivere e a cantare per diversi minuti, risulta veramente incomprensibile se non si conosce il codice espressivo che è alla base del melodramma.
Attualmente purtroppo i registi si affannano a creare didascalie gestuali di ogni parola e non solo nei recitativi, cosa in parte accettabile, ma anche nelle arie e nei concertati.
Questo snatura l’essenza del melodramma rendendolo simile al Musical.
L’artista purtroppo, specie se alle prime esperienze, incontrerà sicuramente delle difficoltà ad opporsi ai diktat dei registi, ma almeno se ha chiaro come gestire il proprio corpo e i propri gesti, potrà limitare i danni.

La gestualità scenica

Il cantante deve essere anche un attore, pertanto l’arte scenica è una parte fondamentale dell’artista cantante.
Occorre quindi arrivare ad un buon rapporto con la propria fisicità che deve essere messa a servizio dell’azione scenica.
Attualmente le corporature tendono ad essere più slanciate rispetto al passato, tuttavia la tendenza ad una vita sedentaria genera spesso delle posture che inducono l’insorgenza di problemi quando si sale su un palcoscenico.
Il primo esercizio che si dovrebbe fare per prendere confidenza con il proprio corpo è la caduta da rilassamento.
Lasciarsi cadere dolcemente (possibilmente su una superfice morbida) facilita il controllo propriocettivo del proprio corpo ed aiuta a sciogliere le tensioni che purtroppo il nostro fisico inevitabilmente accumula.

L’uomo moderno tende a camminare poco e a stare poco in piedi  mentre svolge determinate azioni.
Spesso si passa dalla sedia alla palestra o alla piscina perché si cerca in effetti di praticare sport di mantenimento, ma è venuta a mancare la parte del movimento mentre si lavora. Il lavoro tende ad essere stazionario. I contadini dovevano fare dei tratti a piedi per recarsi ai campi e il corpo era abituato a gestire lo spazio per il tipo di lavoro svolto.
L’uomo moderno anche se fa sport ha perso la gestione dello spazio fisico, ha perso “il peso” del proprio corpo.
Il corpo è fatto per occupare uno spazio in movimento e la scena del palcoscenico è un luogo nel quale il corpo deve essere in grado di gestire tempo e spazio del movimento.
La prima cosa che si deve fare quindi è impossessarsi del proprio peso corporeo e conseguentemente della parte anatomica che lo sostiene e gli permette di spostarsi, ossia i PIEDI.
Se si indirizza la propria attenzione verso i propri piedi immaginando che siano molto pesanti, come dentro le scarpe di piombo di un palombaro, si assume subito un atteggiamento posturale “importante”.

Occorre considerare che il teatro è sempre una enfatizzazione della realtà, pertanto quello che nella vita reale può sembrare esagerato sul palcoscenico risulta appena sufficiente.
Immaginare piedi e mani pesanti facilita il loro controllo ed evita di apparire anonimi sul palcoscenico.
In teatro i gesti hanno bisogno di un tempo dilatato per essere ben percepiti, pertanto se le estremità vengono immaginate come più pesanti di quanto siano in realtà, si avrà modo di controllarle meglio.

Specialmente durante un concerto, dove non è possibile fare movimenti nello spazio, per molti cantanti le braccia diventano una parte poco gestibile del proprio corpo.
Pensare che piedi e mani siano pesanti equilibra sicuramente la postura e ha anche come effetto un rilassamento fisico e psichico.
Altro elemento fondamentale dell’espressività scenica sono gli occhi.
Il volto è capace di una ampia possibilità espressiva grazie a una combinazione unica di ventuno muscoli facciali, che possono esprimere vari sentimenti, come  ad esempio gioia, dolore, rabbia, sorpresa, ma l’elemento principale dell’espressione, e soprattutto della sua avvertita veridicità, sono gli occhi.
Si possono atteggiare le labbra ad un sorriso finto, ma se gli occhi non partecipano emotivamente al sorriso l’espressione risulterà, per chi osserva, sicuramente falsa e simulata.
Se si pensa invece di esprimere i sentimenti attraverso il controllo dello stato dei propri occhi, tutti gli altri muscoli seguiranno sinergicamente l’espressione desiderata.
Ponendo l’attenzione sui propri occhi si ottiene anche un migliore controllo della postura del collo e della testa, molto importanti sulla scena.

Riepilogano quindi tre sono le zone del corpo sulle quali occorre porre attenzione quando si sta sulla scena:

  • PIEDI

  • MANI

  • OCCHI

l resto del corpo obbedirà automaticamente agli atteggiamenti delle parti descritte.
Essendo poi il cantante un attore che realizza la scena su della musica, è evidente che si deve sempre cercare di muoversi in sincronia con la musica, quasi si fosse un danzatore.
Purtroppo la maggior parte dei registi attuali proviene da settori diversi dal melodramma e spesso  questi profughi culturali obbligano i cantanti a gesti e posture estranei alla tradizione del linguaggio operistico, sia per quanto riguarda il tipo di gestualità sia per il ritmo del gesto teatrale.

Azione scenica durante le pause del proprio canto

Molto importante sulla scena è l’essere sempre partecipi all’azione drammatica anche e, anzi soprattutto, quando non si è vocalmente impegnati.
Nell’esecuzione di un’aria ad esempio la partecipazione espressiva del corpo (non necessariamente con un movimento ma anche con una posa artistica) nei momenti in cui c’è solo la musica, è fondamentale per l’espressività dell’aria che si sta cantando.

Ecco un esempio sublime di arte scenica realizzato in un concerto dalla Callas sulla lunga introduzione musicale che precede  il canto.

Maria Callas ‘Oh! s’io potessi dissipare le nubi’ 1 Pirata, Bellini, Rescigno Amburgo 15 05 59

Nel video seguente la Callas spiega e dimostra in modo inequivocabile l’importanza dei concetti precedentemente espressi.

Intervista Callas

Nel teatro d’opera a volte basta stare fermi in un angolo e guardare intensamente il partner che è sulla scena, seguendo i suoi eventuali movimenti, per garantirsi una presenza scenica coinvolgente.

È sicuramente utile la lettura di alcuni testi sulla gestualità e l’espressività umane, per arricchire il proprio bagaglio culturale, ma la cosa fondamentale è mettersi davanti uno specchio e cercare di esprimere solo con i propri occhi e con una postura adeguata, un determinato sentimento.
Ci si stupirà sicuramente di quanto sia immediato il risultato espressivo anche solo con l’espressività degli occhi.

Bisogna poi considerare che le riprese televisive saranno sempre più frequenti nel futuro, pertanto il volto assume un ruolo fondamentale nel processo comunicativo, ma come già detto, il resto del corpo obbedisce alle espressioni generate dal volto in modo spesso automatico, ed il volto a sua volta è condizionato dall’atteggiamento espressivo degli occhi.
Quindi, riepilogando, per una efficace arte scenica è fondamentale immaginare di avere piedi e mani pesanti e cercare di esprimere i sentimenti attraverso i propri occhi, il resto verrà automaticamente.

Soprattutto in sede di rappresentazione concertistica gli occhi sono lo strumento di cattura della sensibilità del pubblico che va sempre guardato, cercandone il rapporto.
Anche in questa occasione mani e piedi pesanti impediscono movimenti goffi delle braccia, regalando una austerità di portamento che sicuramente catturerà l’attenzione del pubblico.

 

Letture consigliate:
C. Darwin: L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali.
James Borg: Il linguaggio del corpo, Tecniche Nuove, 2009
Allan Pease: Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi?  Sonzogno II edizione, 2005
Desmond Morris: L’Uomo e i suoi Gesti, L’osservazione del comportamento umano,  Mondadori